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The Dog Stars: sopravvivere non basta

2026-09-01 14:06

Emma Avellino

The Dog Stars: sopravvivere non basta

The Dog Stars e il bisogno di comunitàThe dog stars, ultimo film di Ridley Scott, tratto dal romanzo Le stelle del cane di Peter Helle, segue le vicen

The Dog Stars e il bisogno di comunità
The dog stars, ultimo film di Ridley Scott, tratto dal romanzo Le stelle del cane di Peter Helle, segue le vicende di un gruppo di sopravvissuti ad una pandemia che ha decimato la popolazione mondiale.  In particolare ricostruisce le peripezie di Hig, ex meccanico interpretato da Jacob Elordi, che alla ricerca di una possibile sacca di sopravvissuti, abbandona il nido sicuro che aveva costruito con l’ex marine Bangley. In questo viaggio della speranza, iniziato dopo aver captato una misteriosa trasmissione radiofonica, lo accompagnerà una coppia incontrata lungo il suo commino: Pops e Cima, padre e figlia, interpretati rispettivamente da Guy Pearce e Margaret Qualley.
La pellicola di Scott è evidentemente figlia degli avvenimenti storici e politici che hanno sconvolto il panorama internazionale degli ultimi anni: il Covid e l’instabilità politica globale. Più volte al cinema negli ultimi anni abbiamo assisto alla messa in scena del disagio causato dalla pandemia, a volte esplicitamente -si pensi ad Eddington (2026) di Ari Aster- a volte in maniera simbolica, pensiamo agli ultimi due capitoli di 28 anni dopo (2025 e 2026) che sublimano l’esperienza covid in un’epidemia zombie tutta britannica.  Scott guarda però non solo all’esperienza di desolazione causata dalla pandemia e dal lockdown ma la esplora nel suo aspetto più problematico: l’isolamento. Lega questo al problema di fronte al quale tutta l’umanità è stata sottoposta a causa di esso: la ricerca di ricostruzione e connessione ad una comunità. Connessione che però, secondo il regista, non deve essere virtuale ma fisica. Così tutto il film si dispiega attorno altentativo di rifondazione dei legami umani, non solo duali ma comunitari. La ricerca degli altri è il motore stesso del film, e Hig per trovarli è pronto a mettere in pericolo la sua stessa vita, conservata durante la pandemia proprio grazie a quell’isolamento, che,una volta usciti dal pericolo sanitario, sembra essere sempre più una costrizione che un’opportunità. Il rapporto tra la ricerca del proprio gruppo e i gruppi altri è forse l’aspetto più interessante della pellicola. Vediamo infatti i nostri protagonisti entrare in contatto con gruppi diversi tra loro, ma estremamente omogenei al loro interno: i Reapers, bianchi e completamente tatuati, che appaiono come qualcosa a metà tra dei punkettari e una squadra nazista, che distruggono tutto ciò che incontrano sul loro cammino; un gruppo di arcieri a cavallo che, in un mondo postapocalittico, sembrano essere tornati a una vita rurale, come gli stessi Mormoni; e infine il gruppo tanto ricercato del Grand Junction, che si configura come un’orda di zombie che si nutrono di carne umana e vivono in un aeroporto semidismesso, il quale finisce per ricordare i centri commerciali messi in scena da Romero. La pellicola è segue il percorso attraverso il quale Hig impara a risignificare l’altro, non più solo come scarafaggio da schiacciare ma come essere umano, ciò porta anche il protagonista ripensare anche sé stesso come persona e non più solo come sopravvissuto.
La parte forse meno interessante del film è proprio l’inizio che ritrae degli Stati Uniti desolati e in uno stato di simil guerra civile, ricordando gli scenari postapocalittici di Civil war (2024). Pensando alle pellicole nominate finora appare evidente la centralità, in questo momento storico, sia del tema dell’angoscia provocata dalla pandemia, sia di quello della frammentazione del panorama politico globale, palese in modo particolare per quanto riguarda gli stati uniti in Eddington, Civil War, Una Battaglia Dopo l’Altra di Paul Thomas Anderson, ma anche in 28 Anni dopo che connette le vicende pandemiche alla Brexit. Questi film riflettono un contesto storico-sociale in cui le destre non assicurano più una stabilità ai cittadini e la frammentazione politica crea comunità che sentono ormai di doversi far giustizia da sole. Forse è proprio questo che rappresentano i gruppi che Hig incontra sul proprio cammino, che appaiono come enclavi etniche, fenomeno da sempre presente negli USA. Essi infatti mettono in scena la psicosi del nemico interno tanto promossa al livello globale dai governi della nuova destra sovranista. Così, a partire da un panorama multiculturale se ne delinea uno policulturale, concetto elaborato dagli antropologi coniugi Comaroff per descrivere un’attualità di gruppi differenti in continuo conflitto fra loro.
In definitiva, The Dog Stars conferma la capacità di Ridley Scott di costruire mondi visivamente coerenti e straordinari, anche grazie alla fotografia di Erik Messerschmidt, che restituisce un Occidente americano spettrale e sospeso, fatto di luci intermittenti, edifici abbandonati e una natura che lentamente riconquista lo spazio umano: un'immagine che comunica l'isolamento dei protagonisti meglio di molti dialoghi. Se il film non raggiunge le vette dei classici distopici del regista britannico, resta comunque un'opera che riflette con lucidità sul nostro presente: un racconto sull'urgenza di ricostruire comunità reali in un'epoca segnata dall'isolamento e dalla frammentazione, che affida proprio all'immagine, più che alla parola, il compito di restituircelo.
 

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