SOCIAL
E-MAIL

instagram

schermimagazine@libero.it

SCHERMI MAGAZINE

© Schermi Magazine

La ragazza con la Leica: la fotografia come resistenza.

2026-09-02 22:02

Filippo Bardella

Recensioni,

La ragazza con la Leica: la fotografia come resistenza.

LA RAGAZZA CON LA LEICA: LA FOTOGRAFIA COME RESISTENZAIn netta controtendenza rispetto alla selezione ufficiale che vede competere per il Leone d’Oro

LA RAGAZZA CON LA LEICA: LA FOTOGRAFIA COME RESISTENZA

In netta controtendenza rispetto alla selezione ufficiale che vede competere per il Leone d’Oro solo registi uomini con l’unica vistosa eccezione della danese Mayy Al- Tukhi a confermare la regola, è Alina Marazzi ad aprire la sezione Orizzonti di Venezia83 con La ragazza con la Leica, opera che segna il ritorno al lungometraggio di finzione della regista italiana quindici anni dopo Tutto parla di te.

Tratto dall’omonimo romanzo biografico vincitore del Premio Strega nel 2018 il film si pone per forma e contenuto in diretta continuità con l’opera della regista, da sempre attenta tanto all’ibridazione di codici e linguaggi quanto al racconto di esistenze femminili eccentriche e al rifiuto di narrazioni legate a canoni, modelli e gerarchie. Ne emerge un affascinante intreccio di materiali d’archivio, fotografie istantanee, uso della pellicola e riprese in digitale volto a restituire il ritratto di Gerda Taro, la prima fotoreporter uccisa su un campo di battaglia durante la Guerra civile spagnola, e a mettere in discussione la subordinante narrazione storiografica che la vuole esclusivamente come la fidanzata del più celebre fotoreporter Robert Capa.

Se alcune scelte drammaturgiche appaiono retoriche e forzate, il ritmo nella seconda metà del film tende a calare anche a fronte di un minutaggio eccessivo, la regista riesce a coinvolgere ed emozionare grazie ad un eccezionale lavoro d’archivio e ad un montaggio che lega piani narrativi e tematici diversi attraverso una poetica del contrappunto fatta di correlazioni inedite e giustapposizioni formali affascinanti. Il gioco citazionistico non oltrepassa i limiti dell’intellettualismo ma si rifà a modelli introiettati ed essenziali (Joris Ivens, Vigo, Brecht) e supporta la riflessione della regista intorno ai significati profondi della fotografia. Non si tratta di rendere immortale qualcuno attraverso l’obiettivo, qui il gesto fotografico si fa movimento introflesso che agisce tanto sul soggetto quanto sull’oggetto fotografato, volto ad intervenire direttamente sul proprio essere-nel-mondo.

CONTATTACI
SOCIAL
E-MAIL

Italia


instagram

schermimagazine@libero.it

© Schermi Magazine