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Assia Noris in “La Celestina P.. R..” di Carlo Lizzani

2025-02-16 14:31

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Assia Noris in “La Celestina P.. R..” di Carlo Lizzani

di Luca Caltagirone

Oggi, in occasione dell’anniversario di nascita, ricordiamo l’attrice Assia Noris, star delle pellicole del filone dei “telefoni bianchi” durante il regime fascista, concentrandoci sul ruolo nel suo ultimo film, “La Celestina P.. R..” (1965) di Carlo Lizzani, nel quale partecipa, dopo quindici anni di assenza dal cinema italiano, come attrice protagonista, sceneggiatrice e produttrice, lanciando un nuovo modello di «”soggetto” femminile indipendente e moderno [...] che modella attivamente la società attorno a lei piuttosto che essere assorbita da essa»1.




“La Celestina” di de Rojas

Del filone della commedia all’italiana, “La Celestina P..R..” di Carlo Lizzani è tratta dall’omonima commedia spagnola cinquecentesca di Fernando de Rojas, in origine nota come “Tragicomedia de Calisto y Melibea” e annoverata tra i capolavori della letteratura spagnola. Pensata come un personaggio secondario, Celestina verrà ricordata come protagonista assoluta dell’opera e il suo nome diverrà sinonimo della “mezzana-procacciatrice”, spesso una donna anziana, dedita a promuovere il fidanzamento illegale di coppie, finalizzato al mero profitto personale. Se la figura della meretrice/proprietaria di bordello ha sempre assunto caratteri prettamente negativi in tutta la letteratura occidentale, a partire dalle commedie di Plauto e Terenzio, Celestina assume una caratterizzazione psicologica più ambigua e complessa, una donna consapevole della sua “arte” e delle sue conoscenze del mestiere, ritenute utili e indispensabili alla società. Parlando con il servo Sempronio, Celestina afferma: «Non insultare la mia canizie, perché io sono una vecchia quale mi ha fatto Dio, non peggiore delle altre. Vivo del mio lavoro, come ogni operaio del suo, convenevolmente. Chi non mi vuole, non lo cerco. Mi vengono a scomodare in casa mia, in casa mia mi supplicano. Se faccio bene o male, Dio lo vede nel mio cuore»2. Con spregiudicatezza e un certo orgoglio “operaio”, Celestina sta cercando di “normalizzare” il suo mestiere che, seppur non riscontra il favore delle èlite, risulta molto efficace e richiesto dalla società. Quindi, da una lettura in chiave di genere, è già evidente il carattere moderno e rivoluzionario del personaggio di Celestina, tratti che saranno analoghi nella trasposizione in chiave contemporanea di Carlo Lizzani, il quale ambienta la vicenda nella Milano del boom economico, creando una sovrapposizione tra due momenti storico-culturali profondamente diversi ma in qualche modo simili: il secondo dopoguerra italiano di Lizzani, con l’inizio della società dei consumi e di un nuovo modello di mercato tardo- capitalistico, e il nuovo mondo cinquecentesco eterodosso nato con la crisi dei valori medievali-cavallereschi e basato sull’onnipotenza del denaro, proposto invece dallo scrittore spagnolo.




Assia Noris e “La Celestina” di Lizzani

La Celestina di Lizzani, all’apparenza un’efficiente donna d’affari della Milano degni anni 60’, è a capo di varie attività illecite e proibite, tra le quali riuscire a trovare giovani amanti ai suoi clienti (ricchi industriali, banchieri e politici) e soddisfare i loro appetiti sessuali. Emerge un decadente ritratto di quell’alta società milanese del boom economico, dove la corruzione, la criminalità e la mancanza di moralità si nascondono sotto un’apparenza limpida e rispettabile.



A questa lotta al profitto e al successo partecipa anche Celestina, la quale si pone come un «”soggetto” femminile indipendente [...] una manager donna competente che fa affari, per quanto illegali e immorali possano essere le sue attività»3. La donna si occupa dei suoi affari in spazi legati alla “mascolinità” del periodo, come la macchina o l’ufficio, veri e propri strumenti di potere e di status sociale delle èlite borghesi. Celestina rappresenta quindi un nuovo modello di femminilità cinico e ossessionato dal profitto, disposta a tutto per la brama di successo, ma consapevole delle proprie potenzialità e quindi in grado di partecipare alla guerra hobbesiana di “tutti contro tutti”.



Nella sua autobiografia “Il mio lungo viaggio nel secolo breve”, Carlo Lizzani descrive Celestina come «una sorta di ruffiana di alto bordo del Seicento che Assia Noris voleva resuscitare nel pieno del boom economico, dove anche il sesso era oggetto di consumo e quindi anche strumento di potere»4. Non è da ignorare il fatto che la Noris è anche sceneggiatrice e produttrice del film, oltre che protagonista assoluta, assumendo «una posizione manageriale di rilievo nel contesto dell’industria cinematografica italiana contemporanea»5 e cercando di «sfidare diseguali relazioni di genere, tipicamente rappresentate da un punto di vista maschile»6. Lizzani ha più volte ribadito il suo ruolo cruciale in tutta la realizzazione del film, dalla pre alla post produzione: «la Noris non mi ha mollato mai, perché aveva una grande esperienza di cinema, e allora interveniva su tutto, dalle luci al montaggio»7.



Come abbiamo già visto con Mastroianni e la Martinelli, anche qui è evidente una sovrapposizione tra la “star personaggio” e la “star persona”, accomunate da una certa intraprendenza e iperattività nel proprio lavoro, in un contesto, in quegli anni, prettamente legato ad un’idea di mascolinità forte. Cercando di trasformare i tradizionali modelli di rappresentazione femminile, a favore di una donna sempre più moderna e indipendente con il proprio sistema di valori personali e professionali, la Noris ha assunto un ruolo sociale importante verso l’ideale parità di genere, ponendo anche delle riflessioni sul ruolo della donna nell’industria cinematografica italiana da un punto di vista manageriale e produttivo.




Note:

1,3,5,6- «Socio-economic critique, cognitive engagement and gender roles in Carlo Lizzani’s La Celestina P.. R..», Marco Paoli, 2017. Le traduzioni, dove non specificato, sono ad opera del sottoscritto.



2- «La Celestina» o «Tragicomedia de Calisto y Melibea», Fernando de Rojas, 1499



4,7- «Il mio lungo viaggio nel secolo breve», Carlo Lizzani, 2007




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