L’ossessione simbiotica, la frattura del linguaggio e il completamento della trilogia tra Fitzcarraldo e Grizzly Man.
In una celebre formulazione teorica che ha segnato la sua intera filmografia, Werner Herzog ha contrapposto la mera verità dei contabili a quella che definisce verità estatica, una dimensione profonda, mitica e poetica della realtà, raggiungibile unicamente attraverso la fabbricazione, la stilizzazione e l’invenzione narrativa. Non deve quindi sorprendere che, quando il maestro bavarese sceglie di confrontarsi con un fatto di cronaca reale, non lo faccia mai per ossequio al documentarismo giudiziario o alla ricostruzione mimetica, bensì per rintracciarvi una crepa nell’ordine naturale delle cose, ovvero un cortocircuito dell'esistenza umana in cui il reale trapassa spontaneamente nel delirio sublime. È esattamente da questo territorio di confine che nasce Bucking Fastard, il nuovo lungometraggio di finzione con cui Herzog concorre al Leone d’Oro alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia.
La matrice reale che ha riacceso l’immaginazione visionaria del regista dopo anni dedicati prevalentemente all’esplorazione documentaristica affonda le sue radici nella Gran Bretagna degli anni Ottanta. Il teatro della vicenda è il curioso caso delle gemelle omonime Freda e Greta Chaplin. Salite alla ribalta della stampa scandalistica e dei tribunali inglesi, le due sorelle rappresentavano un enigma psicologico e comportamentale raro, poiché vivevano in uno stato di osmosi assoluta. Vestendosi in modo identico, muovendosi con una sincronia quasi robotica e, soprattutto, formulando ogni singola frase all’unisono, sovrapponevano sillaba su sillaba come due strumenti accordati sulla medesima frequenza acustica.
La loro simbiosi travalicò i confini dell'isolamento domestico quando entrambe concentrarono le proprie attenzioni affettive sul medesimo uomo. La vicenda sfociò in una spirale di persecuzione e stalking che costrinse l'uomo a ricorrere a un ordine restrittivo via tribunale, trasformando l’intimità patologica di due esistenze in un caso giudiziario di dominio pubblico. Proprio durante una di queste udienze nell'aula di un tribunale accadde l'episodio che dà il titolo al film di Herzog. Nel tentativo di scagliarsi verbalmente contro la controparte, le due sorelle, parlando simultaneamente, incapparono in un rovesciamento fonetico sincronizzato: anziché pronunciare la contumelia "Fucking Bastard", esclamarono all'unisono "Bucking Fastard".
Un semplice spoonerismo, un lapsus linguae. Eppure, per Werner Herzog, quella parola storpiata non fu un mero errore sintattico, ma una vera e propria frattura poetica del linguaggio. Il regista rimase folgorato dalla storia delle gemelle Chaplin, al punto da citarla esplicitamente nella sua autobiografia Ogni uomo per sé e Dio contro tutti come uno dei progetti rimasti a lungo latenti nel suo immaginario, in attesa del momento opportuno per incarnarsi sulla pellicola.
In Bucking Fastard, Herzog affranca la materia biografica dalla gabbia del biopic tradizionale. I nomi reali svaniscono per lasciare il posto a Jean e Joan Holbrooke, interpretate dalle sorelle Kate Mara e Rooney Mara, unite per la prima volta sullo schermo in un casting dal valore speculare eccezionale. Le gemelle Holbrooke non sono mere pazienti cliniche da analizzare attraverso la lente della psichiatria moderna, né pedine di un dramma voyeuristico. Nelle mani di Herzog, la loro simbiosi diviene una condizione metafisica: Jean e Joan non si limitano a condividere gesti, abiti e parole, ma condividono gli stessi sogni, percepiscono gli echi sotterranei della terra e perseguono un'impresa apparentemente assurda, scavando un tunnel attraverso un'intera catena montuosa per raggiungere una terra mitica e incontaminata, le isole Orcadi, in cui il vero amore sia finalmente praticabile.
Attorno a questa coppia inafferrabile gravitano due figure maschili antitetiche: da un lato Gareth Mulroney, interpretato da Orlando Bloom, l'ex amante turbolento e conteso, perno attorno al quale si genera il conflitto amoroso e la reazione giudiziaria; dall'altro Timothy, interpretato da Domhnall Gleeson, l'assistente sociale e tutore governativo incaricato di reintrodurre le gemelle nei binari della razionalità e della convivenza civile, ma destinato a trasformarsi nell'ennesimo testimone impotente di un'inconciliabilità ontologica.
Come ha dichiarato lo stesso Herzog presentando l'opera, il punto focale del film non risiede nella pretesa di penetrare l'inafferrabile psiche delle gemelle, bensì nell'osservare il modo in cui il mondo reagisce alla loro presenza, osservandole attraverso i tribunali e la stampa, attraverso coloro che vogliono aiutarle e coloro che vogliono usarle, attraverso gli occhi di bestie sia addomesticate che selvagge, e persino attraverso i loro stessi echi nel cuore della terra.
L'aspetto teorico più affascinante di Bucking Fastard è la sua collocazione all'interno della filmografia herzogiana. Il regista ha infatti definito l'opera come il capitolo conclusivo di un ipotetico triptico operistico e concettuale, composto insieme a due capolavori cardine del suo cinema come Fitzcarraldo e Grizzly Man.
Il filo rosso che annoda tre opere apparentemente così distanti tra loro risiede nell'esplorazione dell'impresa assurda e dell'estasi herzogiana, concetti che sfidano la razionalità borghese. In Fitzcarraldo assistiamo alla sfida alla forza di gravità e alla materia di Brian Sweeney Fitzgerald, che trascina una nave a vapore oltre una montagna nella giungla peruviana per edificare un teatro dell'opera. In Grizzly Man emerge l'illusione del superamento del confine specifico di Timothy Treadwell, che s'immerge tra gli orsi grizzly dell'Alaska cercando una riconciliazione tragica con una natura cieca e indifferente. Infine, in Bucking Fastard, assistiamo alla dissoluzione del principio d'individuazione con Jean e Joan Holbrooke, che annullano l'Io individuale in un Noi monolitico e scavano la roccia con le proprie mani per difendere la loro unione simbiotica, sfidando le istituzioni, la legge e la logica sociale. In tutte e tre le opere, il protagonista herzogiano è una figura tragica e grandiosa che rifiuta la realtà convenzionale in nome di un'ossessione titanica. La montagna di Bucking Fastard, traforata letteralmente e metaforicamente dalle gemelle, diventa l'equivalente della montagna amazzonica di Fitzcarraldo: un ostacolo fisico eretto dalla natura, che solo la deviazione della mente umana può pretendere di perforare o sormontare.
L'opera è ulteriormente impreziosita da una raffinata estetica del paesaggio e dal lavoro di collaboratori storici del regista. Inquadrato dalla fotografia viscerale ed essenziale di Peter Zeitlinger e montato da Marco Capalbo, il film sfrutta le brughiere e gli orizzonti ostili dell'Irlanda e i paesaggi carsici della Slovenia per restituire quel senso di isolamento primordiale tipico del cinema herzogiano.
Sapere che Bucking Fastard si ispira alla storia vera delle gemelle Chaplin non serve a misurare il grado di fedeltà del film alla cronaca britannica, ma a comprendere la postura filosofica di Werner Herzog di fronte al mondo. Laddove il giornalismo o la sociologia vedono nella vicenda delle gemelle un mero disturbo psichiatrico o una curiosità da tabloid, Herzog rintraccia la dignità di un’esistenza. Il lapsus "Bucking Fastard" cessa di essere un errore di pronuncia per trasformarsi nell'emblema di un linguaggio altro: una lingua privata, simbiotica, che rifiuta la sintassi del mondo borghese per inventare una propria tragica e bellissima verità.
